giovedì 24 aprile 2014

Le mie varie.............

Le mie varie........

Ero partito col mio amico Paolo,

che conosceva molto bene il

francese. Ervamo stati ingaggiati

da un grande albergo, con ristorante

di lusso. Partimmo ai primi di maggio

per la splendida città di Casablanca.

Il lunedi eravamo sempre liberi e

girovagavamo per la città. Abbiamo

visitato la moschea di Hassan secondo,

la basilica del sacro cuore, antica

basilica cattolica, e la nuova Medina

di Casablanca. I marocchini di Casablanca

erano orgogliosi della loro città, che

attirava turisti da ogni parte del mondo

e dava da mangiare a molti di loro.

Il nostro albergo era molto bello,

vi era il campo da golf con un'erba perfetta,

il campo di pallavolo e di calcetto, il campo

da tennis, che era in terra battuta ed era

l'orgoglio dell'albergo, oltre alla piscina

Olimpionica, la più bella di Casablanca.

Noi avevmo il privilegio di poter utilizzare

i suddetti impianti solamente il lunedi mattina.

La cosa più bella era che per tutto il giorno

godevamo della splendida spiaggia distante

pocchi metri dalla piscina.

L'albergo era stato costruito sulla strada

principale di Casablanca e si estendeva

per circa ootocento metri frontalmente e

aveva una profondità di circa millecinquecento

metri. La spiaggia non era però privata,

chiunque poteva accedervi vedevamo ogni giorno

bellissime donne anche con il topless.

Le più belle secondo Paolo erano le svedesi

e le tedesche, io preferivo le brune bellezze

indigene.Un bel giorno uscimmo soli io e Malika Brunilde,

bellezza indigena, che era piaciuta anche a Paolo,

e che sorprendentemente aveva scelto me, ma solo

per parlare e passeggiare insieme e niente

'' pociare,'' fu la sua ultima parola e cosi fu.

Brunilde mi portò in uno dei caratteristici

i mercati arabi e scoprii quanto a volte descritto

nelle fiabe di mille e una notte. La cosa che più

mi colpi nel baillame delle cose in vendita tra

le bancarelle fu una specie di ricetrasmittente,

in verità molto colorata e con dei tasti molto

in rilievo.L'aspetto della rice mi intrigò e

chiesi il costo dell'oggetto. ALla pretesa

di mille dinari mi ritirai in buon ordine,

ma l'arabo non mollò e dopo un tira e molla,

aiutato in ciò dalla bella Malika, l'arabo

ed io ci accordammo per 200 dinari ed era

appunto la somma che avevo con me.

Portai dunque nella mia caotica stanza la rice

e la infilai in una capiente sacca e per tutta

l'estate non ci pensai più.

A fine settembre scadeva il nostro contratto,

ma gli italiani continuavano ad arrivare

nummerosi. Il nostro datore di lavoro,visto

l'alto grado di soddisfazione del nostro

servizio e l'alto numero di nuovi turisti,

volle pagarci per quel che non meritavamo

e restammo per un altro mese. Prendemmo l'aereo

per Roma a fine ottobre e ci concedemmo un

meritato relax. Quando tornammo a casa, Paolo

volle fare il conto di quanto ci aveva reso

quella lunga estate di lavoro e ci accorgemmo

di avere in due quasi quindici milioni di lire.

Il nostro progetto era di comprare vari animali

e ristrutturare la casa in campagna che il mio

amico aveva ereditato da una zia e creare con

i dieci ettari della campagna una bella fattoria.

I soldi ci bastarono perchè il mio amico era un

mago e sapeva fare quasi tutto. Comprammo solo

i materiali Riuscimmo a ristrutturare una casa

di 160mq e un magazzino di circa 300mq, per

il quale bastò comprare due fustoni di

idropittura. Paolo riusci a collegare, con

l'acqua di un inesauribile pozzo, i due

splendidi bagni che realizzammo e la nostra

villa fu pronta. La meravigliosa zia Emilia

ci avev lasciato anche un trattorino dei tempi

delfascio, ma ancora perfettamente funzionante.

Il lavoro in fattoria cominciò allegramente, ma

la sera eravamo stanchi morti. Fu il mio amico

Giulo,che ci venne in soccorso e ci portò come

contributo una bella capra e una decina di

galline. Egli voleva aiutarci e si sarebbe

accontentato di una stanzetta e del mangiare,

senza accampare alcun'altra pretesa fino alla

prossima estate. Accettammo l'offerta di Giulio

e per dimostrargli la nostra gratitudine,

gli demmovla massima fiducia e lo autorizzammo

a fare il primo turno l'indomani mattina.

Noi avevamp trenta pecore, due montoni, quattro

vitellini ed una cinquantina di galline.

Tutti gli animali, escluso le galine, li

mettevamo al riparo insieme.

Arrivammo come Dio volle in primavera e la nostra

solitudine fini. Ci vennero a trovare le ragazze

e Paolo , fidanzato da parecchi anni, dovette

fare i conti con la sua bella. E dopo molti

litigi e qualche bacio, dovette soccombere,

non senza aver prima chiesto il mio parere.

Fu fissato il matrimonio al dodici di dicembre.

di quell'anno. Arrivò nel frattempo anche

Giorgio, amico di Giulio ed anche lui propose

quasi lo stesso tipo di contratto.

Lui però avrebbe aspettato fino all'anno

successovo per dettare le sue ulteriori

condizioni. E cosi con otto braccia, invece

di quattro il lavoro diventò meno duro.

Aumentarono i nostro ovini, non parliamo del

pollaio, che in breve rischiava di sfuggirci

di casa. Uova ne avevamo in gran wuantità,

facevamo circa 10 kg al giorno di ricotta e

formaggio. Un altro dei nostri amici aveva

un minimarket on paese e gli proponemmo

di vendergli i nostri prodotti. Tutto andò

per il verso giusto. Producemmo circa 180

quintali d'uva e riuscimmo a riempire la

grande cisterna d'acciaio che la nostra

santa zia ci aveva lasciato. Avemmo un

surplus di vino di circa 1000litri e lo

mettemmo in una cisterna di cemento che,

manco a dirlo, Paolo realizzò in un fiat.

Avevamo prodotto 300q di grano, ne conservammo,

in un angolo del grande magazzino, circa 50q

per noi e la maggior parte per i nostri animali.

Riuscimmo a spuntare un prezzo di 300 lire per

kg e incassammo subito ben settemilioni e mezzo.

Dalla vendita delle uova e della ricotta avevamo

un introito mensile di circa 2,000,000 di lire.

Se, come speravamo, avessomo venduto il vino

a 1500 lire al litro, avremo fatto un ottimo

affare. Il proprietario di una cantina di

Partinico, ci comprò il vino a 1.600 lire

al litro e la cisterna fu ripulita.Pagati tutti

i debiti contratti per la gestione dell'attività,

da un ricavo lordo di 30 milioni, ce ne rimasero

appena la metà, che si ridussero ulteriormente

dopo aver dato tre milioni a Giulio e due a

Giorgio. Essi non volevano accettare, ma da

parecchi mesi lavoravano come muli ed era

venuto il momento di sistemare il rapporto

in maniera confacente. la nostra situazione

economica era discreta. dieci milioni e mezz

in banca, quasi 60 ovini, tre mucche e un vitello, più di 100 tra galline e galli. Comprammo quell'anno una coppia di puledri, possenti.

Intanto arrivava a gran velocità una data che poteva cambiare

tutto: il matrimonio di Paolo.

E quando questa data arrivò, mi lasciò orfano del mio amico per

ben quindici giorni. Quando egli ritornò la Giovanna si impadroni della casa e dettò le prime regole. Si appropriò della cucina, che volle rendere più funzionale, comprò dei mobili nuovi e buttò

nel grande forno le vestigia della mobilia della nostra zia Emilia. poi Paolo con noi tre dovette edificare accanto alla grande casa un altro edificio e pretendeva di rimanere da sola col marito nella grande casa. Paolo si ribellò e Giovanna alla fine acconsenti acchè io rimanessi in una stanza della casa e avessi il mio bagno personale, ma Giulio e Giorgio dovettero rraslocare nell'immobile accanto. L'esistenza in cinque perse un po' del suo appeal e diventammo tutti più solitari. Solo Giorgio e Giulio stavano d'amore e d'accordo. Paolo era sempre tra le grinfie della moglie e il lavoro procedeva a rilento. E non c'era più il rendoconto settimanale, non parlavamo dei futuri progetti e gli animali sembravano risentire dell'aria greve, che si respirava nella fattoria. Un brutto giorno Giulio entrò sbadatamente nella casa padronale con le sue scarpe di campagna e

apriti cielo!La signora Giovanna lo scacciò con male parole, manco fosse un monello, che fosse andato a rubare la marmellata.

Giulio pati l'affronto e l'indomani, presa la sua borsa, se ne andò, senza nemmeno voler fare i conteggi di qunto fossero le sue competenze e nemmeno salutò Paolo, che ormai era diventato succube della moglie. Qualche giorno ancora e l'immalinconito Giprgio dette le sue dimissioni. Dovemmo prendere dei salariati, ma gli amici mi mancavano e dopo la nuova vendemmia, anch'io detti forfait. Facemmo in fretta, quasi avessi il fuoco alle calcagna, quattro conti e Paolo mi

dette dieci milioni e una bella pacca sulle spalle: se

qualche giorno volessi tornare sarai il benvenuto e potrai sempre cpntare su metà dell'azienda, cosi lasciai il mio amico dopo quasi tre anni insieme. Egli volle accpmpagnarmi in paese con la vecchia auto, che gli aveva regalato suo padre, ma per tutto il viaggio non seppe dire altro:Mi dispiace e cosi, tra un mi dispiace e lunghi minut di silenzio, arrivammo nella casetta dove un tempo abitavano i miei genitori. Mi separai da Paolo con un lungo abbraccio e un falso arrivederci. Non ci rivedremmo quasi più,

perchè io a fine anno ripartirò per Casablanca.

SECONDO CAPITOLO

Arrivai a Casablanca quaòche giorno prima di Natale. Andai

subito nell'albergo Excelsior, il proprietario, un greco

panciuto ed allegro, si ricordava di me e di Paolo. Fu

molto gentile, mi assunse, ma fu molto chiaro. i clienti

erano contati e i dipendenti dovevano svolgere, pgnuno,

varie funzioni, nosognava quindi spirito di adattamento,

fino a tempo migliori. Dovetti quindi svolgere azioni da promoter, da cameriere e varie volte, anche da cuoco.

in compenso delle mie prestazioni, fui libero due volte

alla settimana. Ritornai a bighellonare per la città.

un bel giorno ecco che incontro Malika. Me la ricordavo

bella, ma ora era splendida. Il cuore prese a battermi come impazzito. Ed ella, col viso in fiamme, avendomi subito riconosciuto, mi salutò con fare distaccato. Rimasi imbambolato per di restare a lungo. Quanto a lungo, diss'ella con voqualche minuto. La guardavo ammirato e senza sapere cosa dire. poi ripetei come un pappagallino: ciao, ciao Malika Ella, che tutto aveva compreso al primo sguardo, mi

dette la mano, lasciandomela per un lunghissimo attimo, poi sorrise e io mi sbloccai. Le raccontai che ero arrivato da pochi giorni e che avevo intenzione di restare a lungo. E lei dolce, interessata. Quanto a lungo? Ed io: Anche una vita!#

risposi serio. E cosi riprendemmo dopo tre anni il nostro passeggiare. parlammo a lungo ed io le chiesi all'improvviso.

Malika sei sposata? La domanda cosi diretta e cosi inaspettata, la fece quasi balbettare e forse capii più di quanto ella avesse farfugliato. Malika, alla mia prima permanenza a Casablanca, aveva 15 anni ed era già una donna,

ora a 18 anni, era quasi considerata una vecchia. Aveva tanto sperato che io tornassi e mai aveva perso la fiducia in ciò. es era in rotta coi propri genitori, che le volevano far sposare un cugino trentenne. Leidi in partito, non aveva voluto confrssarselo che mi amava. Quando io ero partito si accorse di rimpiangere le nostre passeggiate. E

finalmente capi che non avrebbe potuto sposare altri che me.

Ora che mi aveva davanti, era indispettita con me e cpn lei.

Aveva voglia di urlarmi non sapeva cosa ed io senza parlare,

intuendo quanto ribolliva nella sua mente, l'abbracciai e la

baciai. Per fortuna la spiaggia era deserta, altrimenti potevamo anche essere multati o addirittura essere messi in galera. Ci appartammo in una piccola saletta dell'albergo e

ci confidammo irimpianto passati e le speranze future.

Le promisi che avrei chiesto la sua mano al più presto, anche

l'indomani. Lei sorrise, finalmente serena.

Malika aveva passato dei brutti quarti d'ora, in discussioni

anche violente, con la sua famiglia. I più irriducibili erano i fratelli del padre, perchè avevano l'intenzione di farle sposare un loro nipote. Era da n paio d'anno che opprimevano la ragazza con continue proposte. Dapprima avevano cominciato con le moine e piccoli regali. poi i regali erano diventati più importanti e cosi le pressioni. Ella all'inizio aveva avuto accanto la famiglia, che eraaveva cercato benestante e lei era

la loro unica figlia. Malika Bensuna di raggiungere la Sicilia per cercarmi, ma di fronte alle pretese degli scafisti, aveva dovuto rinunciare. Ormai era vicina al Capitolamento e vedendomi all'omprovviso passeggiare tranquillamente per Casablanca, mi aveva quasi odiato. Poi ricordandosi che lei non mi aveva dato alcuna speranza di

poterla un giorno amare, si era morso le labbra e finalmente

ascoltando le mie parole ed ancor più la mia iniziativa nel

baciarla ed abbracciarla, ringraziò il potente Allah, che mi aveva riportato a lei. L'indomani chiesi un permesso al mio datore di lavoro: Dendramis ed egli saputo a cosa mi servisse

il pomeriggio libero, mi dette molti consigli e mi diede un pacc da dare alla madre di Malika e mi assicurò che avrei fatto un'ottima impressione. La famiglia Bensuna abitava a pochi isolati dall'albergo e vi andai a piedi. Un mio amico italiano, che faceva il cuoco dell'albergo mi aveva confezionato dei buonissimi biscotti per il thè.

In casa Bensuna la discussione su di me era stata accesissima.

I genitori di Malika avevano dato l'out out alla figlia. Se il pretendente non fosse stato all'altezza dei Bensuna, ella avrebbe dovuto sposare il lontano nipote di papà Bensouna.

Arrivato a casa Bensuna bussai al portone con

il maniglione d'ottone. Mi venne ad aprire una signora

ancora giovane, avvolta in un bell'abito sgargiante,

capelli lunghi, neri. Intuii dalla bellezza dei tratti,

essere ella la madre di Malika. Signora Mirjam

un presente per lei, farfugliai in un mediocre arabo, poi

consegnai al lord grntlemen arabo, Kamal, patito oltremodo della religiosissima pusa thè, gli ottimi biscotti

e kamal fu arcifelice. Tutto filò se non bene, benissimo.

Mio suocero Lamal, per scripolo di coscienza, volle mettere nero su bianco e stolò il seguente contratto di matrimonio. La fidanzata Malika Bensuna porta in dote al fidanzato Ario Sevegeno un bel podere con annesso casa da ristrutturare del

valore di circa duemilioni di lore italiane,

il fidanzato dovrà controbilanciare tale bene o dovrà avere in banca almeno due milioni di lire italiane. Addi Casablanca aprile 1985. Tale contratto fu prontamente da me controfirmato, sotto le firme autografe dei tre Bensuna.

l'indomani portai a èapà Benzuna il mio conto corrente, dove una grande banca italiana certificava un deposito a mio nome du quasi dieci milioni. Passò velocissima l'estate e scoprii

prima del matrimonio la brllezza di una dolce, innamorata Malika e dopo tanti progetti,

A settembre ci fu la tradizionele settimana di festa e di regali alle mie due donne, Malika e

Miryam, poi pensai di mettere su casa. affittai una bella

villetta e l'arredai con cucina componibile, corredata

di frigo, lavastoviglie, cucina a legno e a gas.

salotto con splendidi divani, camera da letto,

scelta da Malika, avvolgente e una sala ampia per

il thè con amici e parenti. Malika, ottima cuoca,

trovò lavoro presso il mio stesso ristorante e la

nostra vita filò d'amore e d'accordo sul lavoro

ed ancor più a casa. È inutile dire che avemmo

tre figli e voi sapete che Miryam e Kamal sono

diventati i nostri baby sytters con molta loro

soddisfazione.





 

Terzo episodio

 

 

La mia vita in Valle d'Aosta. Insegnante di origine da etnia minoritaria in paese di etnia minoritaria.

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