Il
piccolo regno di Israele conobbe un periodo aureo, glorioso, sotto il
regno di Salomone,
figlio
del re Davide di cui oscurò la grande fama. Il grande re conobbe
Re
e sovrani di tutto l'Oriente, che si recavano alla sua corte per
ingraziarselo,
perchè
riconoscevano in lui un uomo fuori dal comune: valoroso in
guerra,
saggio
nel governare il proprio popolo, buono con gli esseri deboli e
sfortunati.
La regina di Saba, splendida, saggia, dolce, invincibile nelle arti
femminili.
affascinò il re che si innamorò di lei fino a dimenticare la
religione dei propri padri.
E Iddio di Davide si sdegnò per la debolezza del re israelitico e gli
fece
pesare
tale sdegno in modo tangibile.
Re
Salomone si ricredette e troncò il rapporto con la regina
fenicia.
Alla
corte israelitica tornò la tranquillità dei tempi passati e il
signore Iddio ritornò
a
proteggere Israele.
Il
re Salomone aveva costruito depositi immensi per le sue grandi
ricchezze.
Uno
splendido baule tempestato di perle faceva bella mostra di sè nella
sala più interna
e
raccolta del grande deposito.
Quel
baule era un dono della regina di Saba. Il re Salomone non aveva
dimenticato del tutto
la
regina maghrebina.
A volte, quando la nostalgia era più intensa,
egli si recava in quella sala a rimirare il baule.
Un giorno il re
aprì il dono della regina di Saba e a bracciate svuotò lo splendido
forziere
delle
molteplici collane e braccialetti di perle e oro.
Nel chinarsi per
raccogliere gli ultimi monili, re Salomone si accorse del piccolo
specchio
incastonato nella parte interna del coperchio del
baule. La regina di Saba
era stata la concubina
del re e conosceva ogni sua più intima convinzione.
E mentre il
re ammirava la cornice tempestata di diamanti incrociò lo sguardo di
colei,
che
era stata la sua più grande esperienza amorosa. Da quale fonte
provenisse la sua
gloria
in terra egli lo sapeva, era la sua fede nel Dio dei suoi
padri.
La regina aveva
riconosciuto la potenza di Geova ed aveva accondisceso a tornare
nella
sua Fenicia,
rinunciando
ad un amore che era divampato come fuoco nel suo cuore freddo e
apatico.
Ella
conservava nella sua memoria le parole dolci e innamorate del re e le
sue promesse
non
mantenute. Salomone rimase inebetito, come l'ultimo degli stupidi,
rimirando lo
sguardo
della regina, lo specchio parlò con la voce di una donna fragile,
innamorata,
la
voce della regina.
Il
re si commosse e ricordò i dolci amplessi e le sue parole, ma
paventando il castigo
divino,
chiuse al sentimento le porte del suo cuore.
Non
volle però disfarsi del baule e lo portò in un'altra sala molto
piccola, che munì di
una
porta in pietra, con un meccanismo segreto, che permettava al solo re
di accedervi.
Iddio
però distolse la mente del re da tali nostalgiche emozioni e
Salomone dimenticò
la
regina di Saba e lo specchio che ne rimandava l'immagine.
Cap. 2
I
secoli passarono e del favoloso tesoro di re Salomone non si era
trovato alcuna traccia.
Un
giorno un fraticello, ancora giovane ma macilento, rotto dalla
stanchezza di un lungo viaggio,
in
compagnia di un confratello, giunse, dopo vari giorni di cammino,alla
terra, calpestata secoli prima da Gesù.
I
due frati si fermarono vicino ad un ruscello e bevvero lentamente,
assaporando l'acqua fresca.
Il
più giovane dei frati si inginocchiò e ringraziò il Signore per
averli protetti nel lungo cammino e averli ristorati.
L'altro
confratello si lamentava sommessamente della fatica. Mentre si
riposavano all'ombra di uno stento alberello,
il
fraticello cantava e a lui si unirono presto tanti uccellini.
Improvvisamente come dal nulla apparve una capretta,
che
si avvicinò ai due frati, senza alcuna diffidenza.
Il
frate anziano, come dal nulla, prese una scodella di legno e munse
velocemente la capretta,
mentre
il più giovane cantando la accarezzava. Una ranocchietta si unì
nel canto con un sonoro gracidìo.
Poi
i due frati ripresero il loro viaggio verso Gerusalemme. Mentre i due
pellegrini rasentavano una duna, ai confini del piccolo regno di
Israele,
ormai
in mano ai musulmani. La terra ebbe un lungo tremito e ad un tratto
la duna si spaccò ed apparve un piccolo bungalow, aperto
come un uovo.
I
due frati impauriti dal terremoto, breve ma inaspettato e violento,
si avvicinarono incuriositi.
In
mezzo al bungalow campeggiava un baule, ricoperto di gemme e pietre
preziose. Improvvisamente, come evocati da uno spirito maligno si materializzarono un gruppo di
cavalieri.
I
due frati che si aspettavano da un momento all'altro di incontrare i
musulmani, si rivolsero ai sopravvenuti, indicando loro il baule, spiegando, più a gesti che a parole, come il terremoto
aveva portato alla luce quel tesoro.
Il
giovane frate invitò i cavalieri a ristorarsi, bevendo l'acqua e
mangiando il cibo della loro bisaccia.
I
cavalieri, sorpresi da una tale inaspettata accoglienza, smontarono da
cavallo ed accettarono lo scarso cibo e bevvero avidamente, poi
sedettero sui ruderi del bungalow ed un robusto guerriero dai baffi
neri, spioventi, ringraziò i due frati e disse loro che il prezioso
baule
lo
potevano considerare di loro proprietà, poi diede loro un cavallo
per trasportare il prezioso oggetto e Consigliò quindi ai due religiosi di
coprire il carico con una coperta.
I
fraticelli così fecero e poterono fare un felice ritorno al loro
convento in Italia.
Le
gemme e le pietre preziose furono distribuite ai poveri, il baule
spoglio di ogni oggetto di valore sembrò al giovane frate poca cosa e lo volle tenere nella sua cella.
Si
accorse della particolarità dello specchio un frate, ben diverso da
frate Francesco, e chiese a questi il baule.
Frate
Francesco aderì alla richiesta immediatamente ed il baule fu
trasportato in una cella confortevole e ben arredata.