lunedì 26 maggio 2014

LO SPECCHIO MAGICO.





Lo specchio magico






Il piccolo regno di Israele conobbe un periodo aureo, glorioso, sotto il regno di Salomone,

figlio del re Davide di cui oscurò la grande fama. Il grande re conobbe
Re e sovrani di tutto l'Oriente, che si recavano alla sua corte per ingraziarselo,
perchè riconoscevano in lui un uomo fuori dal comune: valoroso in guerra,
saggio nel governare il proprio popolo, buono con gli esseri deboli e sfortunati.
La regina di Saba, splendida, saggia, dolce, invincibile nelle arti femminili.
affascinò il re che si innamorò di lei fino a dimenticare la religione dei propri padri.

E Iddio di Davide si sdegnò per la debolezza del re israelitico e gli fece
pesare tale sdegno in modo tangibile.
Re Salomone si ricredette e troncò il rapporto con la regina fenicia.
Alla corte israelitica tornò la tranquillità dei tempi passati e il signore Iddio ritornò

a proteggere Israele.
Il re Salomone aveva costruito depositi immensi per le sue grandi ricchezze. 
Uno splendido baule tempestato di perle faceva bella mostra di sè nella sala più interna

e raccolta del grande deposito.
Quel baule era un dono della regina di Saba. Il re Salomone non aveva dimenticato del tutto

la regina maghrebina.
A volte, quando la nostalgia era più intensa, egli si recava in quella sala a rimirare il baule.
Un giorno il re aprì il dono della regina di Saba e a bracciate svuotò lo splendido forziere

delle molteplici collane e braccialetti di perle e oro.
Nel chinarsi per raccogliere gli ultimi monili, re Salomone si accorse del piccolo specchio
incastonato nella  parte interna del coperchio del baule.  La regina di Saba
 era stata la concubina del re e conosceva ogni sua più intima convinzione.
E mentre il re ammirava la cornice tempestata di diamanti incrociò lo sguardo di colei,

che era stata la sua più grande esperienza amorosa. Da quale fonte provenisse la sua

gloria in terra egli lo sapeva, era la sua fede nel Dio dei suoi padri.
La regina aveva riconosciuto la potenza di Geova ed aveva accondisceso a tornare

nella sua Fenicia,
rinunciando ad un amore che era divampato come fuoco nel suo cuore freddo e apatico.

Ella conservava nella sua memoria le parole dolci e innamorate del re e le sue promesse

non mantenute. Salomone rimase inebetito, come l'ultimo degli stupidi, rimirando lo

sguardo della regina, lo specchio parlò con la voce di una donna fragile, innamorata,

la voce della regina.
Il re si commosse e ricordò i dolci amplessi e le sue parole, ma paventando il castigo

divino, chiuse al sentimento le porte del suo cuore.
Non volle però disfarsi del baule e lo portò in un'altra sala molto piccola, che munì di

una porta in pietra, con un meccanismo segreto,  che permettava al solo re di accedervi.
Iddio però distolse la mente del re da tali nostalgiche emozioni e Salomone dimenticò

la regina di Saba e lo specchio che ne rimandava l'immagine.







Cap. 2














I secoli passarono e del favoloso tesoro di re Salomone non si era trovato alcuna traccia.
Un giorno un fraticello, ancora giovane ma macilento, rotto dalla stanchezza di un lungo viaggio,
in compagnia di un confratello, giunse, dopo vari giorni di cammino,alla terra, calpestata secoli prima da Gesù.
I due frati si fermarono vicino ad un ruscello e bevvero lentamente, assaporando l'acqua fresca.
Il più giovane dei frati si inginocchiò e ringraziò il Signore per averli protetti nel lungo cammino e averli ristorati.
L'altro confratello si lamentava sommessamente della fatica. Mentre si riposavano all'ombra di uno stento alberello,
il fraticello cantava e a lui si unirono presto tanti uccellini. Improvvisamente come dal nulla apparve una capretta,
che si avvicinò ai due frati, senza alcuna diffidenza.
 Il frate anziano, come dal nulla, prese una scodella di legno e munse velocemente la capretta,
mentre il più giovane cantando  la accarezzava. Una ranocchietta si unì nel canto con un sonoro gracidìo.
Poi i due frati ripresero il loro viaggio verso Gerusalemme. Mentre i due pellegrini rasentavano una duna, ai confini del piccolo regno di Israele,
ormai in mano ai musulmani. La  terra ebbe un lungo tremito e ad un tratto la duna si spaccò ed apparve un piccolo bungalow, aperto come un uovo. 
I due frati impauriti dal terremoto, breve ma inaspettato e violento, si avvicinarono incuriositi.
In mezzo al bungalow campeggiava un baule, ricoperto di gemme e pietre preziose. Improvvisamente,  come evocati da uno spirito maligno si materializzarono un gruppo di cavalieri. 
I due frati che si aspettavano da un momento all'altro di incontrare i musulmani, si rivolsero ai sopravvenuti, indicando loro il baule, spiegando,  più a gesti che a parole, come  il terremoto aveva portato alla luce quel tesoro.
Il giovane frate invitò i cavalieri a ristorarsi, bevendo l'acqua e mangiando il cibo della loro bisaccia.
I cavalieri, sorpresi da una tale inaspettata accoglienza, smontarono da cavallo ed accettarono lo scarso cibo e bevvero avidamente, poi sedettero sui ruderi del bungalow ed un robusto guerriero dai baffi neri, spioventi, ringraziò i due frati e disse loro che il prezioso baule
lo potevano considerare di loro proprietà, poi diede loro un cavallo per trasportare il prezioso oggetto e Consigliò quindi ai due religiosi di coprire il carico con una coperta.
I fraticelli così fecero e poterono fare un felice ritorno al loro convento in Italia.
Le gemme e le pietre preziose furono distribuite ai poveri, il baule spoglio di ogni oggetto di valore sembrò al giovane frate poca cosa e lo volle tenere nella sua cella.
Si accorse della particolarità dello specchio un frate, ben diverso da frate Francesco, e chiese a questi il baule.
Frate Francesco aderì alla richiesta immediatamente ed il baule fu trasportato in una cella confortevole e ben arredata. 

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