Al
proprio bambino, di concerto con la moglie, Guido diede il nome dello
zio.
Emanuele
crescerà in statura ed in fede.
L'amore
dei suoi genitori lo seguirà dalla nascita e per tutta la vita dei
suoi più grandi amici, i suoi genitori, cosi amava ripetere il
piccolo Emanuele. La signora Elvira inpartirà al figlio
un'educazione squisitamente religiosa e lo
porterà
sempre con sé a tutte le funzioni a cui lei parteciperà. A tre anni
Emanuele frequenterà l'asilo presso le suore del sacro cuore di
Gesù. Verrà poi iscritto ad un'esclusiva scuola privata dello stato
del Vaticano.
Gli
insegnamenti della madre e l'esempio
del
padre instilleranno in lui l'amore per il
figlio
di Dio e quando un giorno padre Salvatore gli racconterà la parabola
del
giovane
ricco,
alla risposta di Gesù su cosa egli, giovane virtuoso, dovesse fare
per conquistare la vita eterna, Emanuele senti prepotente il bisogno
di rispondere alla chiamata e volle entrare tra i monaci di san
Nilo.
Lo
zio Emanuele volle sondare l'animo del
ragazzo
e scopri quanta spontanea fosse la fede del ragazzo nel suo Creatore
e
Salvatore.
Allora Emanuele aveva quattordici anni. E lo zio volle che entrasse
nel
collegio
di Grottaferrata e lo raccomandò al
suo
confratello padre Nilo.
Emanuele
non deviò di un millimetro dalla sua genuina vocazione ed in breve
superati gli esami di maturità volle prendere i voti. Cosi quel
giovinetto dalla leggera peluria chiara prese il nome di fratel
Nicodemo e studiò da teologo, anche se tutti volevano che studiasse
medicina, dato l'alto punteggio che aveva raggiunto nei quiz medico-scientifici. A chi gli rimproverava di non aver scelto la materia di
Ippocrate, indispensabile per svolgere una vita da buon samaritano,
egli rispondeva: È
più
importante curare l'anima del corpo.
A
soli 23 anni Emmanuele divenne padre Nicodemo. Egli pur avendo fama
di grande teologo, anche se giovane d'età, volle diventare il
parroco della Badia greca e profuse tutte le sue forze per svolgere
questo compito.
Padre
Nicodemo conosceva tutti i parrocchiani della piccola chiesa e
prestava aiuto ai parroci della bella cittadina.Amici di padre
Nicodemo erano i malati, gli anziani, i galeotti. A tutti egli
portava aiuto e conforto. Si prodigava per alleviare i mali del
corpo, ma molto di più egli curava i mali dello spirito. Non era
raro il caso che qualcuno avesse uno spirito perturbato e padre
Nicodemo lo liberava
dalle
tentazioni del maligno. Poi lo esortava
a
pregare la madre di tutti noi, fratelli in Cristo Gesù. Padre
Nicodemo si era lasciato
crescere
una barba lunga, fluente, che gli dava
un'aria
da asceta. I suoi occhi azzurri, il viso
lungo,
smagrito dai lunghi digiuni a cui si
assoggettava,
periodicamente, lo avevano
avvicinato
ancor di più ai miseri. Padre
Nicodemo,
non contento di esercitare la
funzione
di parroco, come guida spirituale
dei
parrocchiani, esercitando tale funzione
in
prima persona, conoscendo uno ad uno
tutto
coloro che frequentavano la sua chiesa,
o
che ricadevano nel territorio parrocchiale.
Chiunque
non partecipasse, come la Chiesa
insegna,
ad almeno alla messa della
domenica,
veniva cercato dal reverendo padre e in un dialogo fraterno e sereno
i
parrocchiani
più umili venivano attratti dalla
mansuetudine
di padre Nicodemo.
I
parrocchiani ai margini della società erano
affascinati
dalla serena e disinteressata visita
del parroco, che li esortava ad avviconarsi
alla
casa del loro misericordioso padre e li
rassicurava
sulla bontà e ospitalità di un
Creatore,
sempre pronto ad accongliere benevolmente chi a lui si rivolge. E
cosi,
giovani
violenti e insofferenti alle leggi
umane,
si avvicinavano fiduciosi alle leggi
divine
ed offrivano i loro cuori, bisognosi d'amore al misericordioso
Salvatore.
Padre
Nicodemo diventò referente, importante, ma non esclusivo, della
gioventù
turbata
e rivoluzionaria dei sessantottini.
La
svolta della vita di padre Nicodemo avverrà, allorchè conoscerà
Tilde, una ragazza, perdutasi, nel mondo irrealistico
degli
allucinogeni.
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