mercoledì 2 luglio 2014

Secondo episodio. Padre Nicodemo


Al proprio bambino, di concerto con la moglie, Guido diede il nome dello zio.
Emanuele crescerà in statura ed in fede.
L'amore dei suoi genitori lo seguirà dalla nascita e per tutta la vita dei suoi più grandi amici, i suoi genitori, cosi amava ripetere il piccolo Emanuele. La signora Elvira inpartirà al figlio un'educazione squisitamente religiosa e lo
porterà sempre con sé a tutte le funzioni a cui lei parteciperà. A tre anni Emanuele frequenterà l'asilo presso le suore del sacro cuore di Gesù. Verrà poi iscritto ad un'esclusiva scuola privata dello stato del Vaticano.
Gli insegnamenti della madre e l'esempio
del padre instilleranno in lui l'amore per il
figlio di Dio e quando un giorno padre Salvatore gli racconterà la parabola del giovane
ricco, alla risposta di Gesù su cosa egli, giovane virtuoso, dovesse fare per conquistare la vita eterna, Emanuele senti prepotente il bisogno di rispondere alla chiamata e volle entrare tra i monaci di san Nilo.
Lo zio Emanuele volle sondare l'animo del
ragazzo e scopri quanta spontanea fosse la fede del ragazzo nel suo Creatore e
Salvatore. Allora Emanuele aveva quattordici anni. E lo zio volle che entrasse nel
collegio di Grottaferrata e lo raccomandò al
suo confratello padre Nilo.
Emanuele non deviò di un millimetro dalla sua genuina vocazione ed in breve superati gli esami di maturità volle prendere i voti. Cosi quel giovinetto dalla leggera peluria chiara prese il nome di fratel Nicodemo e studiò da teologo, anche se tutti volevano che studiasse medicina, dato l'alto punteggio che aveva raggiunto nei quiz medico-scientifici. A chi gli rimproverava di non aver scelto la materia di Ippocrate, indispensabile per svolgere una vita da buon samaritano, egli rispondeva: È
più importante curare l'anima del corpo.
A soli 23 anni Emmanuele divenne padre Nicodemo. Egli pur avendo fama di grande teologo, anche se giovane d'età, volle diventare il parroco della Badia greca e profuse tutte le sue forze per svolgere questo compito.
Padre Nicodemo conosceva tutti i parrocchiani della piccola chiesa e prestava aiuto ai parroci della bella cittadina.Amici di padre Nicodemo erano i malati, gli anziani, i galeotti. A tutti egli portava aiuto e conforto. Si prodigava per alleviare i mali del corpo, ma molto di più egli curava i mali dello spirito. Non era raro il caso che qualcuno avesse uno spirito perturbato e padre Nicodemo lo liberava
dalle tentazioni del maligno. Poi lo esortava
a pregare la madre di tutti noi, fratelli in Cristo Gesù. Padre Nicodemo si era lasciato
crescere una barba lunga, fluente, che gli dava
un'aria da asceta. I suoi occhi azzurri, il viso
lungo, smagrito dai lunghi digiuni a cui si
assoggettava, periodicamente, lo avevano
avvicinato ancor di più ai miseri. Padre
Nicodemo, non contento di esercitare la
funzione di parroco, come guida spirituale
dei parrocchiani, esercitando tale funzione
in prima persona, conoscendo uno ad uno
tutto coloro che frequentavano la sua chiesa,
o che ricadevano nel territorio parrocchiale.
Chiunque non partecipasse, come la Chiesa
insegna, ad almeno alla messa della
domenica, veniva cercato dal reverendo padre e in un dialogo fraterno e sereno i
parrocchiani più umili venivano attratti dalla
mansuetudine di padre Nicodemo.
I parrocchiani ai margini della società erano
affascinati dalla serena e disinteressata visita
del parroco, che li esortava ad avviconarsi
alla casa del loro misericordioso padre e li
rassicurava sulla bontà e ospitalità di un
Creatore, sempre pronto ad accongliere benevolmente chi a lui si rivolge. E cosi,
giovani violenti e insofferenti alle leggi
umane, si avvicinavano fiduciosi alle leggi
divine ed offrivano i loro cuori, bisognosi d'amore al misericordioso Salvatore.
Padre Nicodemo diventò referente, importante, ma non esclusivo, della gioventù
turbata e rivoluzionaria dei sessantottini.
La svolta della vita di padre Nicodemo avverrà, allorchè conoscerà Tilde, una ragazza, perdutasi, nel mondo irrealistico
degli allucinogeni.







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